Quando si parla del collegamento veloce Valenza-Mirabello, con la realizzazione del nuovo casello autostradale sulla A26, si rischia di ridurre tutto a una questione di asfalto e cantieri. Sarebbe un errore.

Quella che la Provincia di Alessandria e il Comune di Valenza stanno portando avanti è un’operazione che tocca nel profondo l’identità economica, sociale e turistica di un territorio intero.

Un investimento da 30 milioni di euro che, se realizzato, cambierebbe concretamente la vita di imprese, lavoratori e cittadini di Valenza e del Basso Monferrato.

Valenza: una città d’eccellenza con un’accessibilità inadeguata

Valenza è la “Città dell’Oro”. Un titolo che non è soltanto un soprannome affettuoso, ma il riconoscimento di un primato produttivo a livello mondiale. Il distretto orafo valenzano ospita marchi di altissimo profilo internazionale, attira buyer da ogni parte del globo e genera un indotto che si estende ben oltre i confini provinciali.

Eppure, nonostante questo peso economico, Valenza sconta da decenni un problema strutturale: i collegamenti con le grandi direttrici nazionali e internazionali sono lenti, inadeguati e spesso pericolosi. Chi arriva da Milano, dall’aeroporto di Malpensa, dai porti liguri o dalle principali rotte europee deve fare i conti con percorsi tortuosi, strade provinciali non adatte ai mezzi pesanti e attraversamenti di centri abitati.

Il collegamento veloce Valenza-Mirabello nasce esattamente per rispondere a questo squilibrio tra la rilevanza del territorio e la qualità delle sue infrastrutture.

Cinque ragioni per cui il progetto è decisivo

1. Il distretto orafo avrà finalmente la viabilità che merita

Per un’azienda orafa che esporta in tutto il mondo, ogni ora persa in un ingorgo è un costo. La nuova infrastruttura consentirebbe tempi di percorrenza ridotti verso Milano, Malpensa, i poli del lusso e della moda e i porti liguri. Il risultato diretto sarebbe una maggiore competitività delle imprese, una logistica industriale più efficiente e — soprattutto — una capacità maggiore di attrarre nuovi investimenti produttivi nel territorio.

Per le aziende già insediate significherebbe operare in condizioni finalmente adeguate al loro livello internazionale. Per chi sta valutando dove aprire o trasferire un’attività, una buona accessibilità autostradale può fare la differenza tra scegliere Valenza o guardare altrove.

2. Un volano per l’occupazione e l’economia locale

Il progetto non si esaurisce nella sua dimensione viaria. Nella relazione del Comune viene esplicitamente indicato come il miglioramento dell’accessibilità possa favorire l’insediamento di nuove attività, stimolare investimenti legati all’economia circolare e generare nuova occupazione, tanto diretta quanto indiretta.

Valenza ha già una solida base industriale. Con infrastrutture più moderne, quella base può crescere, diversificarsi e attrarre nuove realtà imprenditoriali interessate a insediarsi in un territorio già riconosciuto a livello internazionale.

3. Una porta sul Monferrato UNESCO e il Parco del Po

Il casello di Mirabello non sarebbe soltanto uno svincolo autostradale: diventerebbe la porta d’ingresso meridionaleall’area UNESCO del Basso Monferrato e al Parco del Po. Due realtà di straordinario valore paesaggistico, culturale ed enogastronomico che faticano a esprimere il loro potenziale turistico proprio a causa di una scarsa accessibilità.

Un accesso rapido dalla A26 significherebbe più visitatori, più pernottamenti, più consumi locali. Valenza potrebbe assumere un ruolo strategico non solo come polo industriale, ma anche come hub di accoglienza turistica per un comprensorio che include colline patrimonio dell’umanità, cantine di eccellenza e borghi medievali ancora poco conosciuti.

4. Meno traffico pesante, più sicurezza e qualità della vita

Chiunque abbia percorso le strade che oggi collegano Valenza alla rete autostradale sa quanto siano inadeguate. Mezzi pesanti che attraversano i centri abitati, strade provinciali sottodimensionate, code e rallentamenti quotidiani: una situazione che pesa sulla qualità della vita dei residenti e sulla sicurezza di tutti gli utenti della strada.

Il nuovo collegamento veloce consentirebbe di deviare il traffico commerciale su una direttrice dedicata, liberando le strade secondarie da un carico per cui non sono state progettate. Per i cittadini di Valenza si tradurrebbe in meno rumore, meno inquinamento e strade più sicure.

5. Meno emissioni, più sostenibilità

Percorsi più brevi significa carburante risparmiato e emissioni ridotte. I mezzi pesanti diretti al distretto orafo che oggi percorrono chilometri in più su strade tortuose potrebbero raggiungere la destinazione in modo più diretto ed efficiente. Un beneficio concreto per la qualità dell’aria dell’intera area.

La proposta, inoltre, viene giudicata meno impattante dal punto di vista ambientale rispetto all’alternativa di un traforo sotto la cosiddetta “Colla” in variante all’attuale SP 494: un’opera ben più invasiva che il nuovo collegamento rende superflua.

 

Un’opera coerente con le strategie europee e nazionali

Il progetto si inserisce in un quadro di coerenza con le principali strategie di sviluppo a livello europeo e nazionale: dagli obiettivi di coesione territoriale dell’UE ai programmi nazionali di miglioramento infrastrutturale, fino alle politiche di sostenibilità ambientale e ai piani di valorizzazione turistica del Monferrato.

Non si tratta quindi di un’opera isolata, ma di un tassello di una visione più ampia che collega il territorio valenzano alle grandi reti di traffico europee — un ponte tra la Pianura Padana, i porti liguri e i valichi alpini verso il centro del continente.

Conclusioni

Il collegamento veloce Valenza-Mirabello è un’infrastruttura che il territorio aspetta da troppo tempo. Non è un lusso, né un’opera di secondaria importanza: è una condizione necessaria per permettere a Valenza di competere alla pari con altri distretti produttivi italiani che dispongono già di accessi autostradali moderni ed efficienti.

Trenta milioni di euro, quattro anni di lavori, un casello nuovo e una strada adeguata: poco, in proporzione a quello che questa città e il suo distretto dell’oro rappresentano per l’economia italiana.